Walter Benjamin:”Il carattere distruttivo - l’orrore del quotidiano”
....a Bolzano

Gli uccelli d’amianto volarono sulla città

 “Fine maggio, inizi giugno 2008: un elicottero passa sopra lo stabilimento “R” (R come rifiniture) delle Acciaierie Valbruna, in prossimità dell’autostrada, ed ecco che altri uccelli dalle ali grigie e stanche si librano in aria per unirsi al suo volo: sono le onduline d’amianto che si sono staccate dal tetto dello stabilimento. Dopo un breve volo, gli uccelli precipitano nel piazzale della società Gasser, concessionaria dell’Iveco”. Questo è il racconto di un testimone.

Il seguito è facile da intuire: probabilmente (almeno così speriamo) le onduline non finirono in testa a nessuno (altrimenti la notizia forse.. sarebbe uscita sui giornali) e il materiale fu sgombrato d’intesa fra le due società, ma come e da chi non si sa. Non ci si può fare a meno di chiedere quanti frammenti del mortale materiale, liberati nell’impatto con il suolo, continuino ancor oggi a sollevarsi in aria al primo soffio di vento e se nel frattempo qualcuno di questi frammenti abbia trovato ospitalità nei polmoni di qualche essere umano, per continuare a mantenere la statistica dei tre mila morti l’anno per mesotelioma.

Sicuramente però l’incidente ebbe un seguito: urgeva prendere un provvedimento affinché l’evento non si ripetesse. Forse è stata contattata la proprietà dell’elicottero, invitandola a non sorvolare più a bassa quota sopra lo stabilimento. Sicuramente la Valbruna controllò lo stato del tetto e cercò di metterlo in sicurezza in qualche modo, ma come ?
Si sa che le onduline libratesi in volo sono state sostituire con un’altra copertura non d’amianto. Per certo si sa che la proprietaria dello stabilimento R, la Provincia di Bolzano, è stata avvisata. La Valbruna come inquilina avrà sostenuto che le spese per il rifacimento del tetto spettavano al proprietario. Forse la Provincia Autonoma di Bolzano avrà ribattuto che come minimo, per un affitto di favore come quello praticato per un complesso industriale: di ben dieci volte inferiore al metro quadro di quello richiesto per l’affitto di un garage, la Valbruna avrebbe dovuto concorrere alle spese.
Di sicuro la generosità della Provincia ha pesi e misure diverse: per la costruzione di un paio di impianti sciistici a Carezza è capace di elargire ben 2.849.981 euro di contributi ad una sola società; per impedire che l’amianto finisca nei polmoni dei suoi abitanti si dimostra invece alquanto tirata. Tant'è che per un completo censimento dell'amianto in città, previsto dalla legge 18 marzo 2003 n.101, a sette anni dall'entrata in vigore, i soldi non sono ancora stati trovati

Fatto sta: che trascorsi circa diciotto mesi dall’evento  nulla è stato fatto per impedire che le onduline d’amianto prendano nuovamente il volo.
Almeno la Valbruna, visto lo stato precario del tetto, si è preoccupata che l’amianto non cada sopra la testa dei cento operai che lavorano sotto quella copertura così instabile.
Come? Semplice con una bella e grande rete da pesca posta sotto il tetto dello stabilimento.

Il pericolo che qualche frammento d’amianto possa passare attraverso le maglie della rete non è da escludere, ma finora nessuno si è lamentato.
Tutti zitti: Provincia, Valbruna e sindacati, uniti nella difesa dei posti di lavoro!

E a proposito di Amianto, un altro incidente, altrettanto pericoloso è stato cancellato dalla memoria dei cittadini.
Chi non ricorda la famosa grandinata che ha investito la città con ghiaccioli grandi come susine che gravi danni arrecarono alle carrozzerie delle automobili in sosta? Ebbene tutti i danneggiati si precipitarono alle loro assicurazioni nella speranza di ottenere un risarcimento, ma nessuno si preoccupò delle fibre di amianto che un tale evento liberava nell'aria dalle migliaia di metri quadrati di eternit che ricoprono i tetti della nostra città.

Lasciamo pure l'amianto sui tetti delle nostre case affinché continui la sua opera distruttiva anche sui nostri figli. E' meglio regalare soldi alle imprese, anche se inquinano o danneggiano l'ambiente e la salute: è il prezzo da pagare per il progresso e la difesa dei posti di lavoro.

Riflessione:

 “ Il carattere distruttivo non disdegna il lavoro. Anzi ne fa la fonte della ricchezza. Il lavoro è fondamentale. Su di esso si regge lo scambio, la soddisfazione dei bisogni umani, il dominio della natura. Il lavoro coincide con l’identità stessa ed essere senza lavoro, perderlo, significa smarrire la propria identità, la propria identità generica, il proprio ruolo sociale
Walter Benjamin: “Il carattere distruttivo lavora” (pensiero scritto non nel 2010, ma nel 1931!)