LA CASTAGNATA DI VIA TRENTO 13-11-2009

Conosco bene la via per averci abitato per molti anni.
Via Trento ha cercato sempre di mantenere la sua identità popolare. All'inizio abitavano operai, vigili, artigiani con le loro modeste officine, carabinieri, poliziotti, impiegati. Molti avevano ottenuto un alloggio popolare dal Comune.
A differenza di adesso, i servizi non mancavano: la bottega dei generi alimentari, la latteria con il pane, il negozio di frutta e verdura, due bar e un buon ristorante, dove entravano tutti: dai conti Thun , alla borghesia emergente, ai medici dell'ospedale, ai camionisti, alle prostitute, ai nomadi, ai senza casa che vivevano nelle baracche alle pendici del Virgolo.
In trent'anni la Via è cambiata. E' arrivata gente nuova e fra questa una parte mandata dalla globalizzazione dei mercati e delle guerre che è occupata nei lavori scomodi, che i nostri figli non vogliono fare.
C'è il ricovero nuovo e il rifugio dei senza tetto. Non c'è più il ristorante. Le botteghe sono sparite. Sono rimasti i bar e le prostitute. I primi sono frequentati prevalentemente da extracomunitari di fede islamica che in questi bar trovano un punto d'incontro. Per quanto riguarda le seconde, il cambiamento riguarda il colore della pelle e gli sfruttatori. Prima erano bianche ora sono nere e il racket ha sostituito i “protettori”di una volta.
Le persone anziane, che hanno sempre vissuto qui, quando si sporgono dalla finestra probabilmente si ritirano molto prima di una volta. Allora sotto casa passava la gente che conoscevano, adesso la maggior parte dei passanti è sconosciuta e molti sembrano venuti da un altro mondo. Ciò porta a una crisi d'appartenenza con il loro territorio e a diventare facile preda di certa politica, che trova comodo e facile sfruttare le questioni razziali e religioseVia Trento è sempre stata trascurata e considerata una strada periferica nonostante sia vicina al centro storico. Non è mai stata degna di particolare attenzione.
Eppure negli ultimi anni qualcosa di buono è stato fatto per i suoi abitanti: è stato drasticamente ridotto il traffico. Misure richieste da molte altre vie della città. Passano meno automobili; c'è meno rumore e soprattutto si respira meglio. Gli orti sono stati risistemati e vicino al fiume ora c'è una gradevole passeggiata con il prato curato.
E veniamo agli ultimi giorni. La vita nella strada s'è ravvivata all'improvviso. Sono arrivati i crociati del centro destra per liberare gli abitanti dal pericolo della contaminazione razziale e religiosa: un campo nomadi, del quale fino ad oggi ben pochi si erano accorti dell'esistenza e soprattutto la moschea in uno sgangherato magazzino, senza altri pretendenti, attaccato alla ferrovia.
Dopo la protesta in Comune, la gente della via, è stata chiamata a raccolta per una castagnata organizzata dalla Lega. Il giorno dopo, un comunicato stampa informava che i tesserati del partito erano in forte aumento.
Nel resoconto della castagnata, tra l'altro, era ribadito il no assoluto degli abitanti della Via alla moschea, senza spiegarne le motivazioni. Perché i mussulmani non possono pregare il loro Dio come fanno i cristiani? Forse è una questione di mancanza del crocefisso? Ma la Lega può fare a meno di fornire spiegazioni.
Nel resoconto, una dichiarazione, però, alla quale forse pochi hanno fatto caso, mi ha colpito: per l'intervento contro la moschea, la Lega ha chiesto una contropartita agli abitanti della via: devono essere d'accordo a riaprire la strada nei due sensi per scaricare il traffico nelle vie confinanti e a sorbirsi la giusta maggiore dose di inquinamento e rumore.
Alla lega si vede interessa molto di più aumentare la mobilità che la salute dei cittadini. La richiesta scaturisce sicuramente da altri incontri, con relative promesse elettorali che la Lega ha intenzione di fare in altre vie, nelle quali prometterà una diminuzione del traffico a carico degli abitanti di Via Trento, senza valutare nessuna altra soluzione
Penso che i cittadini di Bolzano farebbero meglio a tenersi lontani da certi personaggi. Hanno tutto da rimetterci sia nell'anima che nel corpo.


Alberto Filippi