Il perché di una lista sofferta

Di Alberto Filippi – Bolzano Bella

La crisi della politica è ormai evidente e non servono le statistiche e i sondaggi per dimostrarla: la sfiducia dei cittadini nei partiti continua ad aumentare e sarà difficile arrestarla.
Le decisioni, da tempo, sono prese fuori dai palazzi della politica, da comitati di affari di cui fanno parte, in veste subordinata, uomini politici, pagati dai contribuenti, ma che agiscono nell’interesse prevalente della grande imprenditoria, che non paga le tasse dovute e che approfitta degli scudi fiscali per far rientrare i capitali, giustificando la cultura dell’illegalità.
Ciò non accade solo nell’Italia della corruzione, della concussione e degli scandali infiniti, guidata in prima persona dall’uomo più ricco, un sultano degli affari che si avvale di una vasta corte di politici alle sue dirette dipendenze.
Non ci si deve illudere che nella nostra provincia la situazione della politica e dei partiti sia molto migliore e non esistano i gelatinosi comitati d’affari a destra, a sinistra e al centro. Un esempio per tutti: il sedicente forum democratico, chiara espressione della gelatina che unisce costruttori e politici.
Le manovre in corso, che dimostrano evidenti crepe all’interno delle diverse coalizioni, ne sono un chiaro esempio: si litiga a destra, al centro e a sinistra senza parlare di programmi, ma solo del probabile candidato sindaco, chiamato a mediare fra i diversi interessi affaristici.

L’attacco alla città


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La speculazione edilizia non si ferma mai

I cittadini, che subiscono la politica dei comitati d’affari, avvertono un sempre maggiore disagio, man mano che scoprono il carattere distruttivo dell’attività di questi gruppi di potere:
- nuovi quartieri all’insegna del più cemento che si può, dove palazzoni-casa clima, uno appiccicato all’altro, gareggiano in altezza per togliersi il sole e la vista, mentre il verde rimane scritto nelle carte;
- quartieri dormitorio, privi di servizi, dove perfino l’unica bottega di pane e latte ha dovuto chiudere;
- grandi fabbricati iniziati e poi lasciati allo stato grezzo perché mancano gli acquirenti e il costruttore, storico speculatore, ritiene di farci di più, aspettando la fine della crisi e partendo intanto con un’iniziativa più redditizia nel centro storico cittadino con l’abbattimento e la ricostruzione di un palazzo storico, per costruirne un altro con due piani in più;
- accanita eliminazione di qualsiasi area verde all’interno del centro cittadino, da sostituirsi immediatamente con il cemento; dal cortile giochi di Via Crispi, ai nuovi complessi edilizi progettati in via Mendola  che hanno alimentato proteste e raccolta di firme
- permessi, concessi a imprenditori d’eccellenza, di cementare persino le aree più belle sopra la città, per costruire le loro ville private;
- ed infine le cooperative edilizie, a sentir loro senza finalità di lucro, che costruiscono edilizia residenziale, in una delle migliori zone della città (Via Penegal-Via Tre Santi), appiccicando insieme tre fabbricati nuovi + uno già costruito vicino, a una distanza uno dall’altro di poco superiore al limite minimo dei 10 metri, in un’unica bruttura.
Ma sulla speculazione edilizia stiamo ultimando una ricerca che probabilmente susciterà l’interesse anche dei quotidiani locali.

La megalomania dei comitati d’affari e dei politici che li sostengono

L’attacco alla città non si conclude nella distruzione del suo territorio, ma interessa anche l’aria che respiriamo. L’avidità di soldi e potere si trasforma in megalomania e così i poteri e i loro alleati della politica si fanno sentire con progetti sempre più distruttivi, i cui costi finiscono per gravare sulle tasche e sulla salute dei cittadini:
- inceneritore sovradimensionato e inutile:
- attacco al Virgolo, unica collina che si è salvata dall’avidità della speculazione;
- trasformazione della città in Capitale – non si sa di cosa o di che cosa - con progetti megagalattici costosissimi e inutili;
- megastore, in nome della libera concorrenza, capaci solo di ripulire le tasche ai consumatori che, come dimostra l’esperienza, finiscono per comprare anche quello che non serve, convinti di fare un grande affare con l’acquisto di prodotti civetta e solo quando tornano a casa, confrontando la spesa con gli acquisti si rendono conto di essere stati gabbati.  La settimana dopo ritornano per rifarsi, come in un gioco d’azzardo che si chiama “shopping compulsivo”;
- fiere, mercatini e altro ciarpame dispendioso e inutile.

Il risultato finale garantito è l’aumento del traffico e dell’inquinamento dell’aria, con tutta la gamma possibile e immaginabile di polveri sottili cancerogene.  

Le difficoltà di una lista per i cittadini al di fuori dei partiti

La difficoltà principale è quella di farsi conoscere, capire e di sollevare il velo di sospetto che sempre copre una nuova iniziativa politica: l’interesse dei promotori. Dove vogliono arrivare? Quali sono le loro ambizioni? E soprattutto chi sono? La mancanza di fiducia nella politica rende più difficile la comprensione delle nostre proposte dirette al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, attraverso un programma che si dovrà necessariamente misurare con il consenso ottenuto e che in ogni modo dovrà garantire un’opposizione efficace sui seguenti punti:

- necessità di controllare e denunciare l’attività dei comitati d’affari;

- proporre alternative credibili alla distruzione inutile del territorio cittadino e ai prezzi da pagare;

- far comprendere che le privatizzazioni e le liberalizzazioni sono valori negativi che investono anche la città: strumenti di una mondializzazione che sta distruggendo il clima e le ultime risorse del pianeta;

- far capire che la nostra città non è l’isola felice, che può permettersi di sprecare le risorse a sua disposizione per finanziare progetti senza futuro

L’altra difficoltà consiste nel trovare un candidato sindaco, poiché nessuno dei promotori della lista, in una situazione del genere, può sentirsi migliore o più capace degli altri e in ogni modo avrà bisogno di un confronto continuo.
Pertanto l’unica soluzione possibile è quella di presentarsi tutti come candidati e di percorrere la strada delle primarie dei cittadini come proposto da Luca Marcon, ma prima sarà necessario superare l’ultima sofferenza: le difficoltà organizzative di un simile percorso.


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