MASTERPLAN BOLZANO

Sarebbe meglio rimandarlo sine die e cercherò di chiarine il perché.

Alcuni esponenti politici del comune di Bolzano si lamentavano dell'atteggiamento negativo della SVP, favorevole ad un PUC bonsai. Per costoro, così facendo, si ritornavA al punto di partenza e chi è in attesa di terreni, soprattutto le cooperative edilizie, che continuano a spingere per nuove aree sopra e sotto terra, lamentano l'incapacità del Comune a prendere decisioni. Alla fine, come si sa, è stata raggiunta la mediazione, accontentando per una buona metà le attese dei costruttori.

Probabilmente, questi politici, sono convinti che l'unica strada sia la cementificazione di qualsiasi area libera sopra e sotto terra. Insomma lo spreco edilizio deve continuare, non deve arrestarsi anche a costo di ridurre la città ad una orribile forma di groviera.

A Bolzano il brutto avanza a grande velocità. Ormai si salva solo il centro storico. Le aree verdi sono state drasticamente ridotte. Ci vuole poco a rendersene conto, basta salire di qualche metro sopra la città per godere lo spettacolo della devastazione con le gru che campeggiano ovunque.

Sembra che manchi la sensibilità di comprendere lo spreco edilizio: appartamenti, negozi ed altre costruzioni interamente o parzialmente non utilizzate sono in costante aumento. Penso di non essere lontano dalla realtà valutando circa 2000 alloggi sfitti in città.
A mio modesto avviso, più che a costruire su nuove aree c'è bisogno di ristrutturare e recuperare il patrimonio abitativo esistente, applicando le leggi vigenti, messe in mora fin dalla nascita per favorire la casta cittadina che fa capo alle maggiore imprese edili, comprese certe cooperative.
Mi riferisco alla legge Benedikter che introduceva l'obbligo di denunciare gli appartamenti vuoti e alla legge provinciale che prevede al termine di un anno dalla costruzione di un edificio, l'obbligo di affittare a canone provinciale gli appartamenti rimasti liberi, tramite Ipes o Comune.

Occorre sfatare il luogo comune che l'edilizia sia ancora il volano della crescita. La produzione annua di cemento in Italia non è andata sempre gloriosamente crescendo: negli anni 1992-1996 ha avuto una significativa decrescita del 20% ( fonte AITEC). L'economia se ne è accorta (è questa forse la cosa più curiosa), visto che tra il 1992 e il 1996 il PIL è cresciuto del 24,6% (Fonte Istat)
Viceversa, tra il 2002 e il 2006 il cemento è cresciuto del 15% e il PIL "solo" del 13%. Non sembra che il cemento faccia poi così bene all'economia.

Per quanto riguarda invece l'impatto ambientale del cemento, basta leggere la rivista di Casa Clima, dove in un interessante articolo di Siegfried Camana, presidente della'ANAB, sono riportati i seguenti dati:

  • l'attività edilizia consuma il 45% dell'energia prodotta in Europa;

  • genera il 70% dei rifiuti annualmente prodotti nei Paesi europei ad economia avanzata;

  • il 50% dell'inquinamento atmosferico in Europa

  • e ben il 50% delle risorse naturali sono destinate all'edilizia.


    Inoltre danneggia gravemente le entrate pubbliche poiché notoriamente l'edilizia è il settore con la maggiore percentuale di lavoro in nero e di evasione fiscale.

Di imprese edili ce ne sono troppe e non possono pretendere di prosperare all'infinito, devastando il territorio con nuovi fabbricati che rimangano invenduti o per i quali si invoca l'acquisto da parte degli enti pubblici.

Un'amministrazione comunale avveduta dovrebbe invece cominciare a pensare che è ora di dire basta al consumo del territorio comunale e di preoccuparsi di più della qualità della vita dei propri cittadini.


Alberto Filippi