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Per una lista di cittadini che indica primarie precluse ai partiti ed ai loro rappresentanti di Luca Marcon
Joseph Pulitzer. Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori di governo. Premessa. Questa lettera è stata inviata a Sergio Baraldi, direttore del quotidiano Alto Adige, il 12 febbraio 2010. Non è stata ancora pubblicata. Di seguito, il testo. I meccanismi della democrazia sono contemporaneamente forma e sostanza Che il sistema di selezione dei nostri governanti - ovvero l'applicazione pratica dei fondamenti della democrazia rappresentativa - abbia da tempo imboccato la strada di una crisi politica che potrebbe divenire irreversibile, nessuno ormai è più in grado di negarlo. Due settimane fa si è scritto del combinato tra esercizio "fuori scena" del potere e la sua conduzione da parte di oligarchie di politici "professionisti". Riguardo a questi ultimi, è arrivato il momento di occuparsi dei partiti: vale a dire, gli strumenti con i quali queste oligarchie si perpetuano mantenendo intatto il loro potere. Di cosa sia un partito, più o meno ne sono tutti al corrente. Secondo il politologo Giovanni Sartori, a seguito dell'implosione politica dell'idea marxista - e sulla scorta dell'esempio americano - i partiti moderni stanno progressivamente abbandonando la dicotomia ideologica destra/sinistra per avviarsi a diventare esclusivamente "organizzazioni gestite dal leader politico di turno all'unico scopo di vincere le competizioni elettorali". O, detto in altre parole, da tradizionale luogo di selezione dialettica - dal basso verso l'alto - dei rappresentanti politici, il partito si è trasformato nello strumento di persuasione - dall'alto verso il basso - degli elettori da parte del leader politico che in quel momento lo gestisce. Questa definizione di partito moderno, però, per l'Italia non ha valore. Nel senso che lo stato è ancora peggiore. Di nuovo Sartori, con la schiettezza che gli è propria, ne dà la seguente lettura: "La situazione dei partiti in Italia è putrefatta, non è curabile, non può andare avanti. I partiti sono pure macchine di potere clientelare, niente di più. E non si riformano: o muoiono o continuano così, perché non c'è nessuna capacità di rimetterli in ordine. L'azzeramento dei partiti, di questo tipo di partiti, è sacrosanto." Vista la situazione, che sia sacrosanto non v'è dubbio. Ma il problema è: con cosa sostituirli? Se si considera il partito per quello che è, ovvero un mero strumento, allora se ne possono adoperare degli altri. Se il partito non è più il "luogo pubblico" dove avvengono le selezioni dal basso verso l'alto, bisogna trovare altri "luoghi pubblici" adatti. Se i cittadini non possono più ricorrere ad un partito per esprimere le loro preferenze circa i candidati da porre in una lista elettorale, allora debbono loro stessi farsi carico della ricerca ed uso di uno strumento che permetta di raggiungere questo risultato. La soluzione è racchiusa in un solo termine: primarie. Ad oggi, i veri candidati alla poltrona di sindaco del capoluogo per le elezioni comunali del 16 maggio prossimo sono due: Luigi Spagnolli e Giorgio Holzmann. Tutti e due sono stati designati dalle oligarchie dei rispettivi partiti di riferimento; il secondo, addirittura da Roma. Vi è una discreta - anzi larga - parte dell'elettorato che non ha intenzione di votare né uno né l'altro e che vorrebbe poter esprimere un potenziale candidato frutto di una scelta che nasca dalla base e che non sia espressione né delle oligarchie dei politici di professione, né del potere "fuori scena" che le manovra. A questa domanda di leadership che nasce dalla base, vi è un'unica risposta: indire e tenere delle primarie che siano precluse ai partiti ed ai loro rappresentanti dove procedere alla scelta di un candidato rappresentativo di una coalizione e di un programma alternativi agli ttuali centrosinistra e centrodestra. Delle primarie che riescano di nuovo a coinvolgere e mobilitare i rappresentanti di questa benedetta società civile - della quale tanto si parla ma che pochi vedono all'opera - affinché i cittadino possano finalmente riappropriarsi dei modi della democrazia rappresentativa usurpati dai politici di professione e loro sodali a servizio. |