Il sindaco perfetto
Premesso che il sindaco perfetto può scaturire
solo da una rappresentazione paradossale, poiché l'imperfetta natura
umana non sarebbe mai capace di generarlo, nulla mi impedisce di partire
dal paradosso per cercare di individuare almeno le caratteristiche che
dovrebbe possedere il miglior sindaco possibile.
Disponendo di limitate risorse intellettuali e culturali,
che mi esonerano dal pretendere una tale carica, per portare a termine
la ricerca sono risalito alle fonti del pensiero, che ha plasmato la nostra
civiltà, nel tentativo di farmi aiutare da due grandi pensatori
dell'antichità che per primi hanno svelato quello che dovrebbe
essere lo scopo principale di colui che è chiamato a governare:
si comanda per il vantaggio di chi obbedisce.
Che scoperta! - qualcuno obietterà - non occorre scomodare Socrate
e Platone per arrivarci!
Ciò sarebbe vero se non esistessero ancora numerosi i seguaci del
sofista Trasimaco per i quali:
"Ogni governo stabilisce le leggi nel suo proprio interesse; e,
una volta stabilitele, proclama giusto ciò che è il suo
proprio interesse; e se qualcuno le trasgredisce lo punisce come violatore
delle leggi della giustizia. La giustizia si identifica così nell'interesse
del più forte".
Mi pare che l'argomento, nonostante siano trascorsi circa 2400 anni, sia
ancora all'ordine del giorno.
Ma il Governante, disse Socrate attraverso la scrittura di Platone, per
conseguire il suo nobile fine necessità di quattro virtù:
la saggezza, il coraggio, la temperanza e la giustizia.
Prima fra tutte la saggezza, indispensabile per esercitare la
funzione di custode dello stato (o della città nel nostro caso).
"Prima di affidargli qualsiasi responsabilità di governo,
bisognerà sottoporlo a prove difficili, sia per vedere sino a che
punto si attiene al principio dell'utilità pubblica, sia
infine per vedere come resista alle seduzioni dei piaceri.
Il governante ideale dovrà guardare, non alla sua felicità,
ma alla felicità generale, la quale si rifletterà su ogni
singola classe di cittadini. Per salvaguardare questa felicità
sarà necessario che il custode eviti che si determini nella città
ricchezza e povertà, giacché nelle città in cui c'è
ricchezza e povertà, ricchi e poveri costituiscono due classi opposte
e nemiche. (Socrate dunque ha inventato le classi sociali e forse
anche la sinistra)
La città ideale dovrà estendersi solo sino al limite oltre
il quale la sua estensione non metta in forse la sua unità. Platone
e Socrate non sarebbero stati favorevoli al Masterplan e non credevano
nella crescita continua...
Il coraggio socratico nelle parole di Platone
è la conservazione dell'opinione, che la legge ha creato
per mezzo dell'educazione, intorno alle cose che si devono temere. Coraggio
che conserva l'opinione nei pericoli, nei piaceri, nei desideri e nei
timori, senza mai rigettarla.
Si potrebbe tradurre il coraggio della coerenza e della fedeltà
al perseguimento del fine. Virtù che non mi pare siano abbondate
nel sindaco uscente e nemmeno abbondino nei candidati in corso d'elezione
già più proni alle pressioni dei cosiddetti poteri forti
La temperanza invece ha cambiato significato nelle
democrazie moderne ed è stata sostituita da parole come moderazione,
mediazione, ecc. Per Socrate e Platone la temperanza invece era la padronanza
di sé rispetto alle due parti che convivono nell'anima dell'uomo:
l'una migliore e l'altra peggiore. La padronanza si verifica quanto
la parte migliore riesce a controllare la peggiore. La temperanza è
messa in pericolo dalle cattive compagnie e da una cattiva educazione,
a causa delle quali la parte migliore è sopraffatta dalla peggiore:
allora l'uomo che è in questo stato si dice - e suona biasimo -
che è schiavo di sé stesso e intemperante. L'armonia
perfetta si realizza quando governanti e governati sono entrambi dotati
di temperanza.
La giustizia o l'ingiustizia anche per Socrate
dipende dal conflitto d'interessi. Il problema esisteva già 2400
anni fa.
A chi sosteneva che l'interesse dei forti cercherà sempre di celebrare
l'ingiustizia come un bene e la giustizia come un male che il governante
non deve essere sottoposto a regole o leggi che gli impediscano di esercitare
il potere:
Socrate così rispondeva: "Quando un guerriero (possiamo
sostituire il guerriero con un imprenditore di nostra conoscenza) si
mettesse in testa di entrare nella classe dei legislatori e dei custodi,
e se essi si scambiassero gli strumenti e le ricompense: o quando lo stesso
uomo si mettesse in testa di fare insieme le due cose, allora io credo
che anche a te sembri che questo scambio e questa confusione sarebbero
la rovina dello stato"
Dunque il messaggio che grandi saggi del passato ci hanno
tramandato è di cercare insieme di comprendere quale sia il pericolo
maggiore che corre una città male amministrata e del quale il Sindaco
- custode migliore possibile dovrebbe preoccuparsi di impedire:
- che ricchi e poveri costituiscono due classi opposte e nemiche;
- che le cattive compagnie e la cattiva educazione della politica impedisca
di raggiungere la necessaria temperanza;
- che i poteri forti prendano il sopravvento sugli interessi comuni dei
cittadini per affermare l'ingiustizia e infine
- che si dimentichi la finalità del governo: governare con saggezza
per il vantaggio di chi obbedisce alle leggi attenendosi al principio
dell'utilità pubblica.
Penso non sarebbe una cattiva idea sottoporre ad un test socratico tutti
i candidati sindaco.
Alberto Filippi
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