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LA DOMANDA è questa: per i musulmani,
pregare in un "spazio" privo di minareto, sminuisce il valore
della preghiera? La risposta dell' Islam è: no.
Infatti, il musulmano può pregare in qualunque luogo disponibile.
Conta l' atto della preghiera, poiché "ovunque andiate v'
è il volto di Dio".
Porrò la questione in termini diversi:
il minareto è forse condizione necessaria per raccogliersi in
preghiera? Ancora una volta, la risposta è: no.
Lo certifica la storia della pratica religiosa islamica.
Riformulo la domanda una terza volta, per
fugare ogni dubbio: il minareto è parte integrante ed essenziale
della preghiera al punto che questa non può essere compiuta senza
di esso? La risposta è, di nuovo: no. Nella storia dell' Islam
non v' è nulla che possa confutare queste risposte. Perciò
si può affermare che nell' Islam è corretto adempiere al
precetto della preghiera senza il minareto. L' assenza del minareto non
significa necessariamente assenza della preghiera o dell' Islam.
Qual è l' origine del minareto?
Agli albori, i musulmani venivano chiamati alla preghiera da un luogo
elevato, così che la voce del muezzin, il suo richiamo, potesse
essere udita in modo chiaro e diffuso: un semplice strumento, che non
rientrava nella sostanza del credo, come invece la preghiera. Il minareto
rivestiva una funzione soltanto comunicativa; come tale ha attraversato
varie fasi di sviluppo e col tempo ha assunto vari stili architettonici.
È diventato più alto e più bello rispetto ai giorni
del Profeta. Ha acquistato dignità artistica, espressione dell'
architettura islamica. Se fosse stato davvero uno dei pilastri della religione
rivelata, ogni sviluppo o modifica avrebbero configurato apostasia e miscredenza,
e la conservazione della forma originaria sarebbe diventata, perlomeno,
parte della Sunna (tradizione) da seguire.
Come interpretare, allora, l' opposizione al minareto in Svizzera o
in altri Paesi europei? Intanto, questa non va vista come opposizione
all' Islam in quanto tale (infatti il musulmano, da un punto di vista
religioso, non può identificare l' Islam col minareto). In più,
l' Islam in Europa è ufficialmente riconosciuto come una delle
tre religioni monoteiste. L' opposizione, perciò, è alla
stonatura di tipo architettonico e sociale che il minareto potrebbe rappresentare
nella città; una sorta di sfida o di violazione di certi principi
e fondamenti. Può sembrare un esproprio della vita civile secolare,
conquistata dagli europei a caro prezzo, dopo una lunga lotta contro il
clericalismo. E forse alcuni laici potrebbero cogliervi un invito al ritorno
nelle braccia della Chiesa. Questo potrebbe spiegare l' arcano del referendum
democratico svizzero per evitare un decreto governativo calato dall' alto.
Non riesco a immaginare il contrario: cioè che la costruzione di
una chiesa col suo campanile sia accettata in un popoloso quartiere di
una città musulmana. Non perché i musulmani odino i cristiani
o rifiutino il Cristianesimo o siano fondamentalisti, ma perché
quella chiesa potrebbe turbare la vita quotidiana islamica di quella città,
alterarne le abitudini e le tradizioni; ciò non vale ad esempio
per Damasco o Beirut o Bagdad o Il Cairo, infatti lì i cristiani
sono tra gli abitanti originari, prima della missione profetica dell'
Islam, e vi hanno i propri quartieri. L' insistenza dei musulmani su un
aspetto funzionale dell' Islam, considerato invece come uno dei pilastri
della fede, è innanzitutto un grave problema culturale interno
all' Islam, prima che un punto di divergenza con le società europee.
È l' indizio che i musulmani s' aggrappano all' esteriorità
e ai simboli più che alle origini e alla verità. È
un fenomeno usato dagli estremisti per ridurre l' Islam a una dottrina
esclusivamente formale e rituale, priva delle sue dimensioni umane e civili.
Si pone perciò la questione della coscienza di questa comunità,
del rapporto tra il musulmano e il suo tempo, tra il musulmano e l' Altro.
È il sintomo della crisi del musulmano all' interno di sé
e della sua coscienza. L' insistenza, nel nome dell' Islam, sulla forma
e sull' apparenza, soprattutto nelle società non islamiche, è
più un oltraggio all' Islam che ai diritti dell' Altro non musulmano.
Manifesta la mancanza di una lettura della rivelazione islamica, di un'
esplorazione dei suoi orizzonti e delle sue dimensioni. Dimostra una tendenza
della comunità islamica al fanatismo e alla chiusura, entrambi
distruttivi. Nella città europea vi è uno spazio architettonico,
civile, storico, culturale e sociale a essa intrinseco; un mondo di visioni,
valori, gusto e sensibilità che non ammette sconvolgimenti. L'
armonia architettonica qui ha una sua peculiarità, ogni zona una
propria fisionomia, al contrario delle città arabe islamiche dove
lo spazio non ha un senso che vada oltre la compravendita e il profitto,
dove alla città non sono riconosciuti una storia sociale e valori
artistici. Nelle città arabe vige il caos architettonico e culturale,
vengono offesi il luogo, la vita sociale collettiva e la sensibilità
civile. Un oltraggio alla natura e all' uomo. Per tutto questo, l' opposizione
nelle città europee al minareto non è un' opposizione alla
fede o alla libertà di culto, ma a un qualcosa che potrebbe minare
l' armonia e l' ordine pubblico, l' identità urbana e sociale.
La brusca reazione dei musulmani, l' interpretazione politica e religiosa,
sembra non dare peso alla cultura dell' Altro ospitante, ai suoi valori
morali; non ne rispetta le abitudini e tradizioni, non comprendendo che
l' Altro possa avere una propria identità. Alla luce di ciò,
l' Islam ha un aspetto invadente e oltraggioso. Quel che è più
grave, è il timore che i musulmani diventino legna da ardere in
un fuoco cieco attizzato da chi impiega "la parola della ragione
per affermare il torto". Ecco perché uno dei compiti più
importanti dei musulmani oggi - in particolare degli immigrati in Europa
e altrove, e cioè di coloro che vivono fra i popoli che hanno prodotto
l' attuale cultura universale - dev' essere quello di rivolgersi ai mondi
interiori dell' uomo: mondi di visioni creative, singolari, e di ricerche
evolute, per conoscerle e assimilarle. Insomma costruire, nel proprio
cuore e nella propria mente, minareti che connettano il loro patrimonio
culturale con quello dell' Altro - minareti gemelli, pari a quelli che
svettano nei loro Paesi d' origine. ( traduzione dall' arabo di Fawzi
Al Delmi) - ADONIS
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