I Verdi hanno lanciato una campagna vegetariana in Alto Adige-Sudtirolo. “Venerdì vegetariano”, “Un giorno alla settimana senza carne nel piatto per salvare il futuro del Pianeta”.
Roba forte. Spiace criticare gli amici ambientalisti, ma sembra che siamo alle solite: tipico romanticismo inconcludente, con i soliti obiettivi utopistici, e con quel vetero-idealismo talmente stucchevole e fastidioso per le nostre moderne orecchie, che quasi quasi vien voglia di diventare idealisti solo per provocare, come i ragazzi che si fanno i capelli blu alla mohicana.
Intanto,“un giorno alla settimana”?? Stiamo scherzando? E’ un obiettivo assolutamente esagerato. Poche ore sono più che sufficienti. Potevano fare, ad esempio, il venerdì dalle 14.30 alle 17.30, così ci stava dentro anche il rintocco delle campane cattoliche che commemorano la morte del Signore Gesù. Decisamente più che sufficiente. O vogliamo correre seri rischi di avere bambini dell’asilo denutriti, peggio, alla fame? Vecchietti all’ospizio che non possono più stare assopiti tutto il giorno a causa dei crampi allo stomaco? Turisti negli alberghi che si contendono a forchettate negli occhi gli avanzi del piatto dei vicini? Forse tumulti, polizia, conseguenze penali?
Come al solito, queste campagne tirano poi in ballo la storia delle malattie e della salute. “Fallo per la tua salute!”, e poi ti insegnano che tumori e patologie cardio-vascolari sarebbero favoriti dall’alimentazione sbagliata, cioè con la carne.
E ti verrebbe da toccare ferro… . Malattie di qua e di là, chi più ne ha più ne metta.
Scusate, ma non ci siamo. Se ho ben capito, gli ideatori di queste utopie partono dal dato di fatto che attualmente sul Pianeta siamo fra i 6 e i 7 miliardi di persone, e che se tutto va bene nel 2050 saranno fra i 9 e i 10 miliardi. Un po’ strettini, insomma, con qualche problema per la fornitura dell’acqua e senza avere neanche una dependance.
Dall’altro lato però, si preoccupano per i tumori e le malattie cardiovascolari…perché causano mortalità. La contraddizione è lampante…o no? E’ chiaro che queste malattie – che sarebbero favorite da un’alimentazione sbagliata – se ben si diffondessero fra la popolazione, e soprattutto se fossero ben trascurate come accadrà andando avanti con i provvidenziali tagli alla Sanità, offrirebbero un ottimo, direi razionalissimo sistema per lo smaltimento delle risorse umane eccedenti. Il che non guasterebbe neanche per i problemi dell’occupazione che, oltretutto, si fanno sempre più pressanti.
Ma ora, lasciando da parte queste considerazioni di ordine economico globale che chiaramente i promotori non sono in grado di fare (dimostrando così una volta di più – spiace dirlo - di non essere pronti per governare), veniamo al punto più dolciastro: l’amore per gli animali. Ovvero, si invita a diventare “un po’ più vegetariani” anche per amore verso gli animali. Ora, se venissero serviti in tavola il cane o il gatto, o il canarino della zia arrosto con polenta, be’ sì, come quei disgustosi cinesi che si mangiano il cane arrosto… (così ho sentito dire), allora avrebbe senso. Ma non venitemi a favoleggiare di sofferenze animali nel trasporto o negli allevamenti intensivi. E i pesci poi, non si lamentano nemmeno! Non perdiamo tempo con queste sciocchezze.
Anzi, giacché il tempo stringe, arrivo alla mia modesta proposta.
Per le persone più attente, con le antenne tese verso il nuovo che avanza, verso le culture emergenti, sarà impossibile sfuggire alla suggestione di uno dei migliori e più originali temi culturali che lo spirito dell’epoca stia donando alle nostre giovani generazioni, che sono ansiosamente in cerca di modelli validi in cui identificarsi, e nello stesso tempo di riferimenti alle origini, alle tradizioni del passato anche remoto, alle antiche saggezze, oserei dire, che con il loro apporto di sapienza millenaria, ci mantengono saldamente aggrappati alle radici dell’esperienza umana. Ieri come oggi.
Ebbene sì: volgiamo attorno lo sguardo, osserviamo come ovunque anche nel nostro Alto Adige-Sudtirolo la colata del cemento, la spianata di asfalto, i boschi rigogliosi abbattuti per far posto a sempre più auto, pendii verdi e panorami smaglianti patrimonio dell’Umanità regalati ai costruttori e agli appaltatori, sfregiati da funivie e skilift come moderni tatuaggi sul volto della Terra, la città portata in dono dai politici ai cementificatori come segno di affetto, il maestoso incedere del brutto che avanza sia in città che fuori città, lo spensierato e assiduo taglio del ramo su cui siamo tutti seduti, in una parola: il progresso, porti con sé benessere, economia fiorente, gioia, senso di meraviglia, e perché no, speranza nel futuro, e ritorno fecondo alle proprie radici, alla propria storia. Anzi, preistoria. Rendere attuale un filone culturale come quello che voglio proporre, significherebbe riportare in auge valori tradizionali insieme a una efficace strategia per affrontare il mondo che ci aspetta. Fare i vegetariani o vegani di venerdì non salverà il Pianeta. Occorre uno slancio di impegno per le future generazioni: propongo quindi di lunedì, di martedì, di mercoledì, di giovedì, di sabato e per i più spregiudicati anche di domenica, il rilancio del cannibalismo. Almeno questo è all’altezza dei tempi.
Antropofagi di tutto il mondo, unitevi!
E chissà che anche il problema della sovrappopolazione non si ridimensioni.
L’Elefante
28/10/2010