LA
CRISI DELLA CRESCITA - DAL PIL AL BIL
Lettera
pubblicata sull'Alto Adige del 13-08-2011
Cosa
si direbbe di un medico che curasse un grande obeso con l'alimentazione
forzata? Semplicemente che lo vuole uccidere.
E
se la stessa cosa capitasse con l'economia? E la crescita funzionasse
come l'alimentazione forzata?
L'economia
reale, nei paesi più sviluppati, assomiglia ad un obeso che fatica
a stare in piedi: tanto grasso e pochi muscoli. I muscoli, le risorse
del pianeta, continuano a diminuire, perché non trovano un'adeguata
alimentazione che dia loro la necessaria energia per rinnovarsi. Il grasso,
la produzione di cose inutili, dannose alla salute come auto di lusso,
inceneritori, gioco, droghe, o distruttive come mafia e armi, aumenta
e costituisce la parte più rilevante del P.I.L.
Gli economisti della crescita, nel 2008, avevano assicurato la fine della
crisi nel 2011, attraverso, sacrifici, privatizzazioni e liberalizzazioni.
Il risultato è stato devastante, ma continuano a proporre la stessa
ricetta, perché, come sosteneva J.K.Galbraith, sono al servizio
dei magnati dell'industria e della finanza.
La stessa cosa vale per la ricerca. Una sana economia svilupperebbe tecnologie
volte a ridurre il consumo delle risorse e ad aumentare la durata dei
prodotti. Non solo, per diminuire lo spreco, ma anche per ridurre i rifiuti,
che crescono in modo esponenziale. Ma queste tecnologie riducono il PIL.
I prodotti devono durar poco, aver poca qualità, per sostituirli
rapidamente. Per aumentare il PIL, non c'è meglio della tecnologia
costosissima della morte, con armi sempre più distruttive di vite
umane, risorse e territorio.
La crescita del PIL non produce aumento occupazionale. I dati parlano
chiaro: dal 1960 al 1998 il PIL , a prezzi costanti, è più
che triplicato (da 423 a 1416 miliardi di lire), la popolazione è
aumentata del 16% (da 49 a 57 milioni), ma il numero degli occupati è
rimasto uguale (20 milioni).con una diminuzione del 5,7%, considerando
l'aumento della popolazione.
E
spendiamo due parole sulla finanza, l'economia virtuale. Migliaia di miliardi
bruciati in un giorno dalle borse,? Non è affatto vero! E' una
stima virtuale, che nulla ha a che fare con l'economia reale Alla fine
dei conti, le perdite vengono scaricate nel parco buoi, fra i piccoli
risparmiatori e i lavoratori che hanno sottoscritto fondi pensione.
Di gran parte della finanza si potrebbe fare volentieri meno: a cominciare
da paradisi fiscali, derivati e altri strumenti speculativi.
Un esempio per chiarire i benefici: i fondi pensionistici sono uno spreco
di denaro e di risorse, il cui fine è alimentare il circuito finanziario
internazionale, scaricando le perdite sui lavoratori. Basterebbe che il
Tesoro vendesse direttamente ai lavoratori titoli come i BTPi che rendono
il 100% dell'inflazione più il 2,55%. Molto più del T.F.R,
rendimento inseguito dai costosissimi “Laborfonds”.
Si risparmierebbe denaro dei lavoratori e lo stato non sarebbe più
in balia degli investitori esteri. E l' INPS potrebbe garantire una pensione
integrativa più equa. Semplice! Ma non farebbe P.I.L e l'interesse
della grande finanza.
L'unica cura per l'obeso sarebbe tornare alla centralità economica
dei bisogni della persona, sostituendo l'attuale centralità di
multinazionali e banche. Ritrovare la sovranità perduta per introdurre
misure volte a diminuire il grasso e aumentare i muscoli: cessare la produzione
e la vendita di armi, la cementificazione selvaggia del territorio; tassare
prodotti di lusso, bonificare l'ambiente, favorire tecnologie che riducono
lo spreco e aumentano il benessere della gente; ed soprattutto eliminare
il PIL, sostituendolo con il BIL (Benessere Interno Lordo).
Alberto Filippi - Movimento per la Decrescita Felice.
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