FANDONIE GLOBALI |
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di Riccardo Petrella - professore emerito di globalizzazione dell'Università Cattolica di Lovanio (B)
Tre fandonie globali La seconda grande indecenza, già perpetrata, è consistita nel fatto che i gruppi dominanti, rei espliciti e confessi della crisi finanziaria ed economica attuale, si sono arrogati spudoratamente il diritto di essere i pensatori ed i comandanti della soluzione della crisi; e lo hanno fatto, aggiungendo scherno e falsità alla spudoratezza, unicamente per salvare i propri interessi e far pagare i costi alle vittime della crisi, in particolare alle popolazioni più impoverite e più vulnerabili. Durante i famosi trent'anni che dal trionfo rapido della globalizzazione capitalista del mercato ha condotto alla crisi attuale, i gruppi dominanti non hanno fatto altro che proclamare gli orrori dell'intervento dello stato nell'economia e i benefici assoluti del mercato, specie dei mercati finanziari, come meccanismo regolatore fondamentale ed efficace dell'allocazione ottimale delle risorse disponibili del pianeta nell'interesse generale. A crisi esplosa, non hanno esitato un istante ad invocare in coro (da Goldman Sachs a Citigroup, da General Motors a Fiat, da Rwe a Hydroquébec, da Merryll Linch a Dexia e Unicredit....) l'intervento dello Stato per «salvare il sistema» (The Economist dixit). Cioè coloro che hanno avuto il potere (anche perché eletti!) di governare lo stato, di smantellarlo, di svendere i beni comuni, di affossare l'interesse generale per privatizzare e mercificare tutto ciò che poteva essere privatizzato e mercificato (promuovendo cosi il sistema capitalista finanziario di mercato universale), questi stessi poteri hanno abusato dello stato, del denaro pubblico, per ridare liquidità monetaria alle loro banche, per rialzare il valore del capitale finanziario delle imprese di cui sono i principali azionisti, e a tal fine hanno creato più di 12.000 miliardi di moneta indebitando, così, il cittadino/contribuente generale per i prossimi 10-15 anni. Il tutto con la pretesa, chiaramente falsa, di difendere il reddito dei risparmiatori e garantire la lotta contro la disoccupazione. Che indecenza, politica ed etica! La terza grande indecenza é in corso. Essa si manifesta con le
grandi fandonie che i gruppi dominanti raccontano sul fatto che la crisi
finanziaria sarebbe stata risolta e che il sistema, avendo risanato le
sue fondazioni, sta ora efficacemente affrontando la soluzione della crisi
economica. Da alcuni mesi, i politici, gli economisti di servizio, gli
imprenditori «sparlano» di ripresa economica, di strategia di uscita lenta
od accelerata dalla crisi, di sintomi incoraggianti che indicherebbero
che il salvataggio del sistema è definitivo e che si tratta oramai di
una questione di mesi perché l'economia capitalista mondiale ritrovi i
livelli di «crescita» (sic!) precedenti la crisi. L'indecenza ha origine
nella convinzione che, secondo i criteri dei dominanti, la «loro» crisi
è in via di soluzione come dimostra il ritorno alla pratica dei bonus
strepitosi, al «business as usual» per quanto riguarda i paradisi fiscali,
le società di notazione, le società di revisione dei conti, la libertà
dei movimenti di capitali, le facilitazioni fiscali alle imprese, la risalita
delle transazioni finanziarie per mezzo dei fondi d'investimento (hedge
funds compresi) e dei mercati dei derivati. E' vero, i dominanti sono
riusciti ad imporre, senza vergogna, e a fare accettare dal popolo l'idea
che il salvataggio dei loro interessi particolari di potenza e di ricchezza
rappresenta la salvezza del sistema e degli interessi di tutti. Una beffa
terribile nei confronti dei due miliardi di senza lavoro retribuito e
del miliardo di persone con lavoro precario e reddito reale in diminuzione
(su più di quattro miliardi di popolazione in età attiva). |