La cultura dell'illegalità e Craxi

La crescita economica dell'occidente - si sostiene, citando Adam Smith - sia dovuta in buona parte alla "mano invisibile" che spinta dalla forza dell'amor proprio crea ricchezza e benessere.
Rousseau non ne era convinto e distingueva fra l' "amor di sé" e l' "amor proprio". Il primo era giustificato poiché riguardava l'istinto naturale di sopravvivenza. Riguardo alle finalità dell'amor proprio aveva invece seri dubbi sull'utilità, oltre che sulla moralità poiché significava non solo giustificare la cupidigia umana, ma addirittura darle un valore etico sociale.
Nel mondo globalizzato odierno sembra non basti più la mano invisibile e l'amor proprio per raggiungere la massima felicità possibile che si realizza solo attraverso la ricchezza e il potere.
C'è un intralcio insopportabile: la legalità, con la sua pretesa di far pagare le tasse a tutti, d'impedire di costruire quando, dove e come si vuole, di far rispettare i vincoli ambientali. La legalità che non giustifica accordi con le mafie territoriali, il lavoro in nero, la corruzione o la concussione per vincere gli appalti; che non permette di guidare in autostrada a duecento all'ora, di falsificare un bilancio, di emettere e vendere titoli tossici, d'inquinare mare e monti per finalità produttive. In definitiva di limitare gli strumenti più idonei per arricchire.

La legalità è da molto tempo sotto il tiro incrociato dei cosiddetti poteri forti e di concessioni è stata costretta a farne tante: alle banche, tanto per fare un esempio. Ma ancora non basta! Soprattutto perché è dimostrato che l'illegalità paga in termini di consensi quando viene inclusa nei programmi elettorali, giacché incontra il consenso di quanti (e sono molti) sperano di raggiungere posizioni sociali prestigiose presto e con facilità.
L'Italia sta dimostrando di essere l'avanguardia della cultura dell'illegalità in Europa e forse nel mondo. Sta insegnando che la legalità va colpita materialmente e ideologicamente. Materialmente attraverso la privazione delle necessarie risorse agli organismi giudiziari preposti alla sua difesa. Ideologicamente attraverso campagne mediatiche volte a dimostrare che l'uso di strumenti illegali è finalizzato a nobili finalità sociali.
La discussione intorno alla rivalutazione della figura di Bettino Craxi parte proprio da questi presupposti: era un ladro, ma rubava per il bene di tutti. Rubare era il mezzo; il bene di tutti il fine. Così il capo di stato o il politico di turno potrà legittimamente organizzare festini, pagare prostitute di lusso con i soldi dello stato per partecipare direttamente ai grandi affari; stipulare accordi con la mafia, eccetera....sempre, beninteso, per il bene di tutti.


Alberto Filippi