4-11-2008

AVVISO AI RISPARMIATORI

La crisi finanziaria attuale è una crisi da debiti e quindi era scontata e facilmente prevedibile persino dai non addetti ai lavori, bastava fare attenzione all'andamento di alcuni indici: l'andamento dei tassi IRS e EURIBOR e dell'M3.

Ancora oggi l'analisi di questi indici ci fa capire che siamo in piena crisi e soprattutto che il fondo non è stato toccato. Solo quando questi valori finanziari si riallineeranno all'andamento della economia reale, la crisi potrà essere considerata in una fase calante, ma mai guarita poiché il virus è impossibile da debellare.

L'economia reale pretende che i tassi IRS, vale a dire i tassi a lungo termine, seguano un andamento crescente, nel senso che i tassi ad un anno siano inferiori a quelli a due anni, tre anni e soprattutto a quelli a trent'anni. La ragione è ovvia: aumentando la durata nel tempo del debito il rischio di non incassarlo aumenta e gioco forza occorre inserire nel tasso il valore del rischio.

Per i tassi EURIBOR, che sono quelli che si praticano le banche per mantenere la necessaria liquidità, dovrebbe valere la stessa regola, anche però se la brevità dei prestiti, entro l'anno, potrebbe far tollerare qualche sfasatura, in riferimento alla previsione di andamento dei tassi a breve. Per i tassi IRS l'eccezione non vale.

E' impensabile che un tasso euribor a sei mesi sia superiore a un tasso IRS a 30 anni, ma è quello che è accaduto costantemente da negli ultimi due anni.

L'altro indice importante è l'M3, vale a dire la massa monetaria in circolazione comprensiva dei crediti. Questo valore nel 2000 cresceva dell'1-2% , negli ultimi anni è aumentato a una velocità dell'11%. Adesso si piange perchè la crescita dell'M3 è solo del 9% minore di quella prevista senza preoccuparsi che M3 significa massa circolante + debiti e se aumenta si trasforma in inflazione.

Come è possibile che i tassi IRS a trent'anni, quelli che si prendono a base per calcolare il tasso dei mutui a tasso fisso a 30 anni, siano attualmente del 4,18%, mentre quello a 10 anni è al 4,40% e il BTP con scadenza 2039 abbia un rendimento superiore al 5%? Sono incongruenze che non stanno in piedi. Sono le contraddizioni che rendono questa crisi devastante e sono dovute esclusivamente alla mancanza di liquidità del sistema bancario.

In pericolo potrebbero esserci addirittura i titoli dello Stato, che guarda caso in quest'ultimo periodo continuano a calare, nonostante la previsione di diminuzione dei tassi e la crisi delle azioni.
Con i tassi tendenziali sotto il 4% com'è possibile che il BTP 2039 5% quoti sotto 100?
Si può spiegare solo in un modo: la manovra dei tassi della BCE, almeno in Italia, non produce effetti. Manca la fiducia nel paese Italia e lo dimostra ampiamente l'enorme differenza fra i tassi italiani sul debito pubblico e quelli di Germania e Francia, inferiori di oltre un punto.
In parole povere mancando la fiducia sul sistema Italia, lo stato italiano deve pagare un sovrapprezzo di un punto percentuale sui titoli statali.

Così i BOT rendono meno del 3%, ben al di sotto dell'euribor, i CCT poco di più e la loro quotazione diminuisce, mentre i BTP a 30 anni rendono un punto di più del tasso IRS a trent'anni, ma gli investitori non si fidano a comprarli, nonostante la previsione di tassi più bassi. Insomma manca la fiducia nei titoli italiani a lungo termine. Il peso del debito pubblico e la politica economica del governo, tesa ad aumentare il debito ancora di più, non è considerata credibile.

E allora cosa devono fare i risparmiatori? Forse farebbero meglio ad investire una parte in titoli di stato stranieri, oppure se patriotticamente scelgono di devolvere il proprio risparmio in Italia potrebbero pensare di investire in BTPì, vale a dire in BTP indicizzati all'inflazione. Il loro prezzo non è mai stati così basso come oggi. I BTPi con scadenza 2019 e 2023 rendono attualmente più del 6% e, nel caso lo Stato Italiano non fallisca prima della scadenza dei titoli, garantirebbero una restituzione del capitale con una rivalutazione del 100% lordo dell'inflazione, molto superiore a quella del TFR, oltre ad un tasso d'interesse annuale superiore rispettivamente al 2,35% e al 2,6%.
Per ulteriori informazioni sui rendimenti di questi titoli e dei codici per acquistarli consulta la pagina dedicata al risparmio

A nostro avviso non c'è niente di meglio in questo momento almeno nel rapporto rendimento/sicurezza. Stranamente i Fondi Pensione non approfittano dell'occasione per garantire un investimento (considerato sicuro) ben superiore a quello del TFR.

Attenzione però ! Nelle crisi epocali non c'è nulla di sicuro..nemmeno la garanzia dello Stato.