Micro tossine nel latte e nella frutta secca
L'Alto Adige vanta tristi primati per quanto riguarda l'incidenza dei tumori nella popolazione, fra i quali spicca il tumore al colon, che ci pone, addirittura leader indiscussi europei. Ma per primati non scherziamo nemmeno per quando riguarda i tumori allo stomaco, alla vescica e alla prostata, dove se non campioni siamo sicuramente primattori.
L' Italia inoltre è primatista europea, per
quanto riguarda le segnalazioni di "allerta". relative ai prodotti
alimentari, con più di 500 casi segnalati in sede comunitaria. Le "allerta";
sono attivate tutte le volte che, attraverso le analisi, si scoprono elementi
che possono causare gravi malattie. Le micro tossine nei cibi costituiscono
una fra le principali fonti di allerta poiché riconosciute come sostanze
cancerogene.
Fra queste microtossine, poco conosciuta, ma estremamente allarmante l'aflatossina
M1, scoperta in grande quantità nel latte circa tre anni fa in provincia
di Milano, che portò alla distruzione di centinaia di migliaia di ettolitri.
Le aflatossine sono di origine naturale e sono prodotte da muffe causate dall'umidità, cui sono soggetti gli insilati di cereali che costituiscono ormai la principale forma di nutrizione dei bovini. La parte tossica ingerita si trasforma in aflatossina M1 scaricandosi nel latte e successivamene in tutti i suoi derivati (formaggi, yogurt, ecc).
Il problema, quindi, è legato a ciò che l'animale mangia. La mondializzazione costituisce una causa primaria dello sviluppo di questi pericoli. Mais e soia per l'alimentazione di animali possono arrivare da ogni parte del mondo, dopo essere stati stivati e insilati per lunghi periodi nelle navi che li trasportano.
La crescente produzione a livello industriale affolla sempre più grandi quantità di animali in spazi non adeguati al pascolo, aumentando così la dipendenza alimentare verso gli insilati. Ciò dimostra come la crescita continua e la mondializzazione oltre certi limiti possano costituire seri pericoli alla salute delle popolazioni.
Per questo motivo, le multinazionali del settore alimentare propongono cereali transgenici, capaci di ridurre la presenza di microtossine, attraverso campagne d'informazione sostenute da famosi oncologhi. Per fare un esempio: Veronesi più volte è intervenuto a favore del transgenico, agitando il pericolo delle aflatossine.
La questione si può così riassumere: il libero mercato mondializzato e la produzione industriale non si possono limitare e quindi è necessario scegliere fra il male minore, peggiorando comunque la qualità del podotto.
Oltre al latte, nocciole, arachidi, pistacchi e altra frutta secca, possono
contenere aflatossine, altrettanto pericolose e le "allerta"; per
questi prodotti sono moltissime, soprattutto per la frutta secca che proviene
da Iran e Turchia.
Per questi motivi la nostra associazione ha provveduto a far analizzare, presso
uno dei più importanti laboratori italiani, un campione di latte intero,
e due campioni di nocciole e pistacchi, acquistati, questi ultimi, nei banchetti
di piazza delle erbe gestiti da extracomunitari mediorientali.
I risultati delle nostre analisi sul latte
Le analisi sulla presenza delle microtossine nel latte vengono eseguite
normalmente a monte, analizzando periodicamene e a campione il latte crudo prodotto
nelle stalle. Per la prima volta la nostra associazione ha voluto analizzare
il latte che viene acquistato dai consumatori al fine di accertarne quella che
potremmo definire "la qualità salutare" del prodotto.
Questi i risultati.
Per quanto riguarda il latte intero MILA, prodotto e distribuito in Provincia
di Bolzano, la presenza di aflatissine M1 e inferiore a 0,01 mg per chilo. La
soglia di pericolo è oltre 0.05 mg al chilo. Un risultato che tranquillizza,
tanto più, dopo aver saputo che in altre regioni italiane il limite di
0.02 mg è considerato ottimale. Ciò significa che le mucche dell'Alto
Adige, dalle quali proviene gran parte del latte raccolto dalla società
produttrice, pascolano molto più delle altre mucche italiane e mangiano
meno insilati che da altre parti.
Il pericolo però non è scongiurato in quanto dipende dalle prospettive
di sviluppo delle attuali aziende sudtirolesi che producono il latte al consumo.
Finchè queste limiteranno la quantità alle necessità della
popolazione locale non ci saranno problemi e la qualità del latte continuerà
ad essere ottima. Se però, come pare, queste decidessero di esportare
i loro marchi (come in parte già avviene), dovrebbero aumentare la produzione
ed il buon latte nostrano non basterebbe più. A quel punto la qualità
salutare del prodoto sarebbe automaticamente a rischio
I risultati delle nostre analisi su nocciole e pistacchi sgusciate, pronte
al consumo
Parzialmene soddisfacenti i risultati per pistacchi e noccioline vendute
in Piazza delle Erbe a Bolzano.
Facciamo presente però che abbiamo analizzato solo i prodotti di un banco
di vendita.
La presenza di aflatossine dei gruppi B e G è stata complessivamente
inferiore al limite soglia, previsto in 4 microgrammi per chilo, soglia di pericolosità
pevista dalla legge.
Facciamo notare che per questi prodotti i limiti sono di circa 100 volte
superiori a quelli previsti per il latte!
Conclusioni
Possiamo bere ancora tranquillamente il latte prodotto in Alto Adige.
Per il consumo di frutta secca in genere, invece, consigliamo prudenza e soprattutto
di evitare ogni abuso, poiché il pericolo di ingerire aflatossine cancerogene
è sempre più elevato, sempre a causa della commercializzazione
a livello mondiale, in continuo aumento. Consigliamo pertanto di controllare
almeno le etichette per evitare il consumo di frutta secca di provenienza turca
e iraniana che è quella che costa meno, ma che comporta più rischi
per la nostra salute.
Per le allerta alimentari consigliamo il sito del Ministero della Salute: http://www.ministerosalute.it/alimenti/sicurezza/allerta_sicApprofondimento.jsp.htm