Pens Plan e Laborfond
hanno distribuito capillarmente a tutti
i lavoratori partecipanti ai fondi un depliant esplicativo dei nuovi
comparti d’investimento, i quali dovrebbero permettere una scelta in base alla personale propensione al rischio:
- comparto “linea garantita” con la
presenza del 10% di azionario euro;
- comparto “linea prudente etica” con la presenza del 25% di azionario area
mondo;
- comparto “linea bilanciata” con il 40% di azioni area mondo;
- comparto “linea dinamica” con un massimo del 60% di azioni
area mondo.
Dopo la spiegazione sintetica dei singoli comparti in due paginette, il
depliant dedica le altre due pagine ad una specie di formulario da gioco a
quiz, che l’interessato dovrebbe riempire, barrando le relative caselle, per
determinare qual è il comparto che fa per lui.
Poi, in base al punteggio che scaturisce dalla somma delle relative
caselle, esce il responso, ovvero la propensione al rischio che non potrà che
essere bassa (da 4 a 11) o alta (da 12 a 22). E’ impossibile, a meno di non
rispondere ad una delle quattro domande, non avere alcuna propensione al
rischio.
Il rischio è obbligatorio e dipende dai seguenti fattori;
-età anagrafica (alla quale
viene applicata una formula matematica =
(età –20) x 0,70 che servirebbe a stabilire l’eventuale copertura della
futura pensione pubblica);
- profilo di rischio, che dal formulario risulta
direttamene proporzionale ai risultati desiderati, vale a dire “ottenere il
massimo rendimento possibile”;
Da questo “geniale” elaborato scaturisce, alla fine, che il comparto “linea
garantita” può andar bene al massimo per coloro che stanno andando in pensione,
mentre per i giovani, con tanto d’attributi, ci vuole la linea dinamica.
Il Laborfond invece di illudere la gente, che rischiando si possano ottenere
alti rendimenti, non farebbe meglio a dire chiaramente quali sono stati i suoi
risultati dal 2000 ad oggi?
Con il monocomparto, linea bilanciata, ha stentato ad ottenere il rendimento
del TFR….
Dal 2000 al 2004 il TFR ha reso di più. Nel 2005 e 2006, con la ripresa dei
listini, c’è stato un timido recupero, che però è andato completamente in fumo
nel 2007, anno nel quale il fondo ha avuto un rendimento intorno allo zero.
Altro che dieci per cento! Com’è indicato nell’opuscolo quale esempio di
un rendimento annuo medio per un
ipotetico portafoglio dinamico. E non è ancora finita, giacchè il 2008 si
prefigura alquanto a rischio.
Personalmente, ritengo la presenza di Société.Générale, alla quale è stato
affidato ben il 15,91% degli investimenti obbligazionari nel mondo, molto
preoccupante dopo le note vicissitudini del colosso finanziario francese.
Affermare che rischiando di più si guadagna di più, oltre che ad essere un
falso infame, poiché è ampiamente dimostrato, almeno dall’esperienza dei fondi
proprio nel lungo periodo, che è vero il contrario, Questa affermazione
costituisce pubblicità ingannevole.
Sorprendente l’intervento del Centro Tutela Consumatori e Utenti che invita a
sottoscrivere la linea “prudente etica” senza sapere di cosa si tratta.
“Opportunità unica per i lavoratori”, sostiene il direttore generale
Andreaus. “La loro decisione potrà così andare a favorire e sostenere
realtà prive di qualsiasi riguardo nei confronti del “socialmente ed
ecologicamente sostenibile” – vedi società che investono in armamenti, nel
nucleare, nelle lotterie, negli OGM, nel tabacco ecc…; oppure – come ci si
augura – potrà andare a sostenere gli investimenti in aziende che operano
secondo standards ecologici, sociali ed etici”.
Mi
dispiace deludere le aspettative del mio amico Walter. La sua idea d’insediare
una commissione etica è fuori dalla realtà. per il semplice motivo che il
fondo, per legge, non può consigliare alcuna forma d’investimento, che dipende esclusivamente dall’arbitrio del
gestore, che non è un dipendente del laborfond, ma della finanziaria per la
quale lavora, dichiarando che tutte le operazioni che esegue sono in conflitto
d’interesse.
L’etica
degli attuali gestori dei fondi non è l’etica che forse ha in mente Andreaus.
ING, Societé Generale, Lombard, Franklin Templeton hanno un’altra idea
dell’etica. Non è quella delle Mutue Autogestite, di Mani Tese, Botteghe del
Terzo Mondo, ecc., ma l’etica delle banche e delle finanziarie, come ha
dimostrato l’esperienza del fondo CIS, e di altri cosiddetti fondi etici,
promossi da banche e grandi industriali. Il chiaro intento di questi fondi è
volto a promuovere un certo volontariato alfine di ridurre costi sociali che
torneranno a vantaggio di banche. Nel mondo della finanza l’unica etica è
quella del profitto e gli ultimi avvenimenti lo dimostrano chiaramente.
Mi
permetto di dare un consiglio al CTCU, del quale sono stato fondatore e
presidente per molti anni: prenda le distanze dai fondi pensionistici
regionali, poiché l’unica differenza con gli altri fondi comuni, dipende dai
generosi contributi pubblici che servono esclusivamente a coprire i costi di
funzionamento della struttura. Senza questi soldi, presi dalle tasche dei
contribuenti, Laborfond e Pens Plan probabilmente sarebbero in perdita da un
pezzo.
Ai
lavoratori che non hanno ancora deciso
se versare o meno il trattamento di fine rapporto nei fondi pensionistici
regionali o di categoria, consigliamo ancora una volta di tenersi il TFR
stretto fra i denti e di evitare di alimentare quella che noi sempre più
riteniamo essere una truffa inventata per alimentare l’insaziabile fame dei
mercati finanziari.
A
quanti, che mal consigliati, sono cascati nella trappola , consigliamo di
aderire, senza esitazione alla “linea garantita”, nella speranza che la compagnia
di Assicurazione che fornisce la garanzia della restituzione del capitale
e di un minimo interesse del 2%, prima o poi non fallisca.