Il rischio di eterogenesi dei fini nell'attività delle associazioni di consumatori
Le maggiori associazioni di consumatori sembrano non preoccuparsi dei cambiamenti
in corso nella società, nell'economia, nell'ambiente. L'attività
della maggior parte di esse si limita ad una visione immediata, è rivolta
al presente, perseguendo la soluzioni di problematiche del giorno, senza preoccuparsi
delle conseguenze e senza soprattutto svolgere un'analisi complessiva circa
la complessità delle singole situazioni.
Prendiamo l'ultimo esempio che ha occupato le pagine dei giornali. La maxi richiesta
di risarcimento danni sponsorizzata dal Codacons in seguito alla pubblicazione
on line dei redditi 2005.
Chiaramente questa associazione si preoccupa molto di più di procurarsi
notorietà, attraverso i proclami davanti ai media, piuttosto di affrontare
le problematiche vere che oggi sembrano sfiorare i consumatori, ma che domani
probabilmente rischieranno di travolgerli. Tanto più che la maggior parte
della gente e quindi dei consumatori ha approvato l'iniziativa. In fin dei conti
i giornali hanno sempre pubblicato i nomi dei paperoni pubblici e privati. La
questione, a mio avviso, non meritava tanto clamore soprattutto da parte delle
associazioni di consumatori.
Ben altre dovrebbero essere le tematiche da prendere a cuore. Visto, per esempio,
che la salute dei consumatori e la qualità della loro vita presente e
futura non sono mai state tanto minacciate.
Personalmente non me ne importa nulla nemmeno della presunta necessità
di nuovi centri commerciali, che invece vengono sollecitati da tante associazioni.
Anzi ritengo che alla fine questi megastore si rileveranno più dannosi
che utili se non altro in quanto si porteranno via una bella fetta del tempo
libero dei consumatori, dando loro in cambio più inquinamento e molti
prodotti di dubbia qualità che acquisteranno nella presunzione di convenienza
per pentirsene poi nel breve periodo. La convenienza non esisterà mai
ed è dimostrata, perché nel momento che si crede di acquistare
qualcosa a prezzo d'affare, si finisce per comprare qualcos'altro di inutile
o che non sarà mai usato. Mi riferisco alla politica degli specchietti
per le allodole in uso nella grande distribuzione.
Come sostenevo all'inizio, le associazioni consumatori guardano all'immediato
prendendo certamente esempio dalla politica. Sono favorevoli ai centri commerciali
nella speranza di prezzi più contenuti per i consumatori. Sono favorevoli
alle liberalizzazioni più selvagge sempre nella speranza di ottenere
prezzi più bassi. In certi casi addirittura sostengono le privatizzazioni
dei servizi pubblici nella speranza di tariffe inferiori.
Non fanno il minimo sforzo di guardare al di là del proprio naso. Vale
a dire di pensare a quali saranno le conseguenze delle liberalizzazioni e delle
privatizzazioni indiscriminate, i cui immensi costi di certo peseranno sui consumatori,
mentre i futuri benefici saranno tutti da verificare.
La più grande associazione consumatori presente sul territorio, fondata
tra l'altro anche attraverso la mia attiva partecipazione, si è espressa
recentemente in favore di una linea prudente etica del Laborfond che investirà
fino al 25% in azioni aerea mondo, affidandosi a banche e finanziarie, scelte
quasi a caso, senza rendersi conto dei rischi futuri a carico di quanti seguiranno
i consigli del CTCU. Non ho ancora avuto l'occasione di leggere la nuova guida
al risparmio edita con la collaborazione fra il CTCU e la Provincia Autonoma
in 30.000 copie. Mi ha fatto piacere che in sede di presentazione la nuova opera
"Saper investire" si sia richiamata ad "Investire bene",
la guida al risparmio che scrissi senza l'aiuto di nessuno e che fu pubblicata
da una delle maggiori case editrici italiane. Non vorrei però che la
collaborazione con la Provincia autonoma avesse portato il CTCU a disinformare
i risparmiatori, sostenendo magari che il Pens Plan e il Laborfond sono diversi
dagli altri fondi d'investimento o Fondi pensione esistenti.
Lo ripeto ancora, la preoccupazione principale delle associazioni dei consumatori
sembra essere quella di volersi sempre esprimere subito e su tutto, in competizione
una contro l'altra per dimostrare maggiore competenza è serietà,
rispetto ad altre associazioni concorrenti, tale da meritare la destinazione
del 5% in loro favore.
Non ci si rende conto che aumentare la dipendenza dei consumatori dal mercato,
in maniera indiscriminata, fino al punto d'identificare il consumatore attraverso
quello che consuma, è un pessimo servizio.
I pericoli non esistono solo nell'acquisto di prodotti finanziari, ma anche
negli acquisti di merci e servizi, se si pensa che nemmeno il 4% dei prodotti
subisce un controllo di qualità. In particolar modo nel settore alimentare
la facilità dell'acquisto in base alla sola convenienza del prezzo può
mettere in serio pericolo la salute dei consumatori. Per non parlare di altri
prodotti che riempiono le nostre case, costituiti magari da vernici a bassa
tossicità che s'inalano nei polmoni ad ogni respiro.
Ma è soprattutto l'emergenza ambientale che dovrebbe spingere le associazioni
dei consumatori a modificare la loro linea di azione. Non mi riferisco al CTCU,
al quale va riconosciuto il merito di continuare alcune iniziative importanti
: inceneritore, elletrosmog, rifiuti ecc., mentre vi è molta latitanza
da parte di altre associazioni nazionali.
Maggiore interesse meriterebbero altre iniziative contro gli sprechi e l'inquinamento.
La politica di Provincia e comuni volta a promuovere sempre maggiori flussi
turistici è folle e suicida. Il turismo mordi e fuggi è il più
pesante e distruttivo che ci sia. Porta soldi a pochi e richiede pesanti sacrifici
che vengono scaricati nell'intera collettività.
Non è affatto vero che la crescita dei giri d'affari crei ricchezza.
La ricchezza finisce quasi interamente nelle tasche di quelli che non ne hanno
bisogno, mentre i costi che si sostengono per far aumentare questa ricchezza
vengono pagati dall'intera comunità. Le terme di Merano e altre fallimentari
iniziative edilizie e di distruzione del territorio che si stanno portando avanti
sono esempi lampanti della stupidità economica dei politici che ci rappresentano.
Le associazioni dei consumatori farebbero meglio ad interessarsi dei comitati
d'affari sponsorizzati dagli aiutini e aiutoni di provincia e comuni che stanno
cementificando e distruggendo il nostro territorio, facendo sorgere il legittimo
sospetto di conflitti d'interesse.
Far avanzare il brutto nel territorio per aumentare il turismo è un pessimo
affare, giustificato solo se si pensa ad arraffare più che si può
subito, fregandosene del futuro.
E su questi temi che dovrebbero esserci maggiori iniziative da parte delle associazione
dei consumatori, in soccorso alle associazioni ambientali che già si
adoperano in tal senso.
Quello che più mi preoccupa sono i contributi pubblici che le associazioni
ricevono e che finiscono per pesare quando la tutela dei consumatori si scontra
con gli interessi di settori produttivi che stanno particolarmente a cuore alle
istituzioni locali, provincia e comuni, i principali finanziatori delle attività
delle stesse associazioni consumatori. Da parte nostra abbiamo deciso di rinunciare
ad ogni sorta di contributo. Non chiediamo a nessuno di seguire il nostro esempio,
ma di non farsi condizionare troppo, quello sì che lo chiediamo.
Alberto Filippi - Associazione Asterisco Asterisk