IL MECCANISMO POLITICO CHE MUOVE LE POLTRONE

Intervento letto durante la seduta del Consiglio in data 5 ottobre 2010

 

Nella politica cittadina c'è una gerarchia: al vertice il sindaco e vice, poi gli assessori, a seguire i consiglieri e infine gli elettori. Il Sindaco in soldoni vale 1, il vice 3/4, gli assessori la metà, il presidente del Consiglio ¼, i consiglieri circa la decima parte.. Uno dei più noti economisti italiani, Vilfredo Pareto, sosteneva che nella teoria del valore occorresse includere la spinta edonista (ofelimità la definiva lui).

Quindi non c'è da meravigliarsi se chi sta nella parte alta della gerarchia non abbia nessuna intenzione di retrocedere, mentre chi sta nella parte bassa anela a salire per mantenere la posizione. Rientra nei valori economici.

Però non è sempre possibile accontentare tutti i bravi e allora si è pensato di creare altre dignitose poltrone, che costano la rinuncia alla politica attiva, ma che permettono dal punto di vista edonista di mantenere una buona posizione.

Prendo l'esempio di un mio caro amico, di cui apprezzo l'intelligenza e le capacità di adattamento. Fa parte degli assessori che hanno dovuto rinunciare alla seconda posizione nella graduatoria gerarchica.

Nelle prime sedute del consiglio alle quali ho partecipato mi ha fatto piacere sentirlo parlare in maniera franca e decisa. Pareva proprio che esprimesse il suo pensiero senza il condizionamento o l'autocensura di chi parlando si sente legato ad un determinato schieramento. Tant'è che gli ho proposto d'entrare nella nostra lista: - Cosa ci stai a fare lì, vieni all'opposizione. Facciamo gruppo insieme.

Ma lui resisteva e non rispondeva come se si sentisse legato da un patto d'onore.

Poi il suo nome, insieme a quello di altri assessori decaduti, è cominciato a circolare sulla stampa legato a incarichi importanti nelle imprese partecipate.

Alla Seab tizio e caio, all'AE Cazio e Mevio, la Sasa la diamo agli ex sindacalisti trombati, ma è meglio quello della Cisl o forse quello della UIL.

Allora quando ho letto il nome del mio amico alla presidenza della partecipata gli ho parlato. Lui mi ha detto con franchezza: - Guarda ! Io ero già rientrato al lavoro. Non m'interessava la poltrona. Non ho mai chiesto niente. Io gli credo.

Sempre dalla stampa vengo a sapere che il Sindaco si è battuto per lui con la forza e l'ardimento di un leone tenendo testa al partito più forte della coalizione.

Ho dovuto ricredermi sul coraggio del sindaco. Lo avevo sottovalutato.

Poi però, a causa del mio butto carattere, sempre sospettoso, mi sono chiesto malignamente. Non è che sotto, sotto, c'è qualcosa che non so? Come mai tiene un altro ex sindacalista assessore fra i peones, più fedele e altrettanto valido, che non s'è mai messo in mostra con richieste di primarie o interventi quasi da opposizione. Non è che il sindaco, chissà per quale motivo si sia sentito quasi costretto a elevare di rango il mio amico ?

A queste domande probabilmente non otterrò mai una risposta credibile ed è questo il motivo per il quale mi associo al mio compagno di lista rifiutando di partecipare al voto.

 

Alberto Filippi