Dove va l'economia sudtorilese ?
Sprechi, eccessi e conflitti d'interesse sono le caratteristiche salienti
dell'attuale politica economica provinciale.
I rappresentanti delle imprese invocano un piano programmatico,
proprio quel Lerop che era stato affidato agli studi dell'Eurac per 150.000
euro nel 2005 e che è stato definitivamente abbandonato nel 2007.
Hanno bisogno di una linea programmatica che impedisca l'attuale navigazione
a vista, volta soprattutto ad accontentare i desideri delle imprese di
"eccellenza" o "raccomandate" con generose sovvenzioni
anche oltre il tetto del 40%. Altri soldi buttati via e che inevitabilmente
produrranno più danni che benefici.
Per il momento le iniziative sicure e dispendiose riguardano
tre aborti e mezzo: EURAC, TIS, BLS gli interi, LUB il mezzo, stendendo
un pietoso velo per il Museion.
Contenitori immobiliari che sono costati milioni di euro, che continueranno
a costare milioni di euro per il loro mantenimento e che sono avari di
contenuti, ritorni di immagine e soprattutto di recuperi di costi.
Personalmente, interessandomi d'economia da quarant'anni
, penso che oggi fare un piano serio accontentando tutti: dalle parti
sociali, ai cittadini, alle imprese, sia molto difficile poiché
si dovrebbe decidere chi deve fare i sacrifici, escludendo naturalmente
coloro che tanto cianciano, ma che ai sacrifici non sono abituati, politici
e imprenditori ultra benestanti in testa. La classe agiata non vuole diventare
meno agiata, la classe media non vuole scendere di rango, la classe meno
agiata non vuole finire in miseria.
Purtroppo il ragionamento economico si ferma qui: sostanzialmente
in uno scontro di classe. Non si va a fondo e pertanto non si scoprono
le direttrici necessarie a sviluppare un piano credibile.
Il male principale che letteralmente divora l'economia
attuale sono gli eccessi: l'eccesso di produzione con spreco enorme di
risorse produttive e di territorio che si traduce in una montagna di rifiuti
impossibile da smaltire, con costi aggiunti in continuo aumento per sanità,
messa in sicurezza del territorio, reperimento dell'energia necessaria
a far funzionare il sistema, pulizia dell'ambiente sempre più inquinato.
Queste sono le vere emergenze che riguardano tutti i cittadini,
imprenditori compresi. L'unico piano possibile dove convogliare le risorse
pubbliche.
Gli interventi di settore in un'economia eccessiva possono
diventare incontrollabili in termini di eterogenesi, traducendosi in perdite
colossali per altri settori e soprattutto in danni territoriali difficili
da rimediare.
Prendiamo il settore turistico per esempio o il settore
industriale o quello commerciale. Si pensa davvero di risolvere i problemi
economici con un piano di sviluppo o di ricerca senza prendere in considerazioni
eventuali danni che uno sviluppo in settori pieni, può provocare
in termini d'impoverimento di risorse, distribuzione della ricchezza e
rovina dell'ambiente e del territorio?
Prendiamo qualche esempio che riguarda la città.
Le cooperative edilizie chiedono a gran voce nuovi garage interrati per
liberare le strade dalle auto senza rendersi conto che solo nella città
di Bolzano ci sono più veicoli che abitanti. L'unica possibilità
di liberare le strade è di costruire garage comuni fuori dalla
città e non certo sotto casa o a 300 metri di distanza per il semplice
motivo che mancano risorse e spazio per costruire 100.000 garage.
C'è chi invoca attraverso il BLS la localizzazione
di nuove imprese in Alto Adige. Quali imprese? Per fare cosa ? Qualunque
cosa o qualcosa che abbia una reale utilità? E questo è
un altro punto che gli economisti chiamati ad approntare il piano non
prenderebbero mai in considerazione.
Come dimenticherebbero di considerare la fase iniziale e finale degli
eventuali cicli produttivi: costi sociali relativi al reperimento delle
risorse e dello smaltimento dei rifiuti e relative conseguenze sul territorio.
E se non bastasse perché mai le imprese dovrebbero preferire Bolzano
alla Serbia o all'Ucraina se le nostre imprese vanno in Cina?
Vogliamo i centri commerciali aperti tutti i giorni ?
Poi non lamentiamoci se i negozi della città chiudono e se l'inquinamento
atmosferico aumenta durante il fine settimana e se dobbiamo andare alla
zona industriale per comprare un chiodo.
Vogliamo costruire nuovi quartieri liberando altrettanti
appartamenti in città, ma poi non lamentiamoci se vengono a mancare
i servizi e i negozi, gli asili e altro ancora e se la città diventa
sempre più invivibile.
Vogliamo investire per aumentare il
PIL, provocando il cosiddetto "trickle down effect"? Senza rendersi
conto che l'effetto dell'aumento del PIL da più di 30 anni si traduce
in investimenti per aumentare l'automazione dei processi produttivi o,
come nell'ultimo decennio, per delocalizzare nei paesi dove il costo del
lavoro, in ossequio alla ricardiana legge ferrea dei salari, è
pari al salario di sopravvivenza o addirittura in altri paesi asiatici,
dove addirittura si pratica il salario marginale, è al di sotto
di questi limiti. A questo punto sarebbe meglio reintrodurre la schiavitù,
almeno gli schiavi dovevano essere tenuti in salute per essere sfruttati
e magari rivenduti.
C'è ancora chi non ha capito che nella società
capitalista si ricerca solo il profitto senza il quale non si produce.
E' da più di trent'anni che l'occupazione è in calo e ancora
di parla di PIL senza aver capito che profitto e occupazione possono andar
d'accordo solo per un breve periodo di tempo che ormai è passato
e che non ritorna più.
E veniamo alla distruzione del territorio e delle sue
risorse. Bastano due giorni di pioggia per rendersi conto del carattere
distruttivo sul territorio dell'eccesso di cemento. Basta qualche giorno
di mercatino natalizio per far precipitare la qualità dell'aria
e per riempire la città di tonnellate di immondizia.
Basta andare a vedere cosa succede negli ospedali dell'Alto
Adige nell'alta stagione dello sci per rendersi conto di quanto costi
alla sanità pubblica l'eccesso di questa pratica sportiva che richiede
consumi pazzeschi di energia e d'acqua e in cambio porta profitti per
pochi e avvelenamento dell'aria per molti.
Se vogliamo veramente mantenere il grande patrimonio
naturale che costituisce la fonte di tutta la nostra ricchezza, c'è
poco da fare e molto da riflettere su quel poco di utile che ci si può
permettere, ma c'è un segnale che è urgente inviare subito,
un segnale di sobrietà, poichè da questa crisi non si esce
ostentando la possibilità di sprecare.
L'esempio delle energie alternative lo dimostra.
Pannelli solari, impianti eolici e altre produzioni d'energie rinnovabili
non servono a nulla se vengono usate esclusivamente per far fronte ad
una domanda crescente. Sono utili solo se grazie a loro diminuisce la
dipendenza dal nucleare, dal carbone, dall'incenerimento, dal petrolio
e da quant'altro sia destinato a minacciare gravemente le nostre condizioni
di vita.
In questa direzione la ricerca è utile, altrimenti serve solo ad
arricchire una parte della popolazione a scapito di un'altra parte come
succede ora e a minacciare gravemente la salute dei cittadini con relativi
costi.
Il conflitto d'interessi, altra causa dell'economia malata,
merita un capitolo a parte.
Alberto Filippi
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