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Un
nuovo lago è sorto sopra quello di Carezza, un invaso di 96.000
metri cubi, visibile al pari del famoso lago dalla maggior parte dei panorami
che si possono godere salendo verso le cime del Latemar o del Catinaccio.
Panorami perduti, panorami rovinati da una mostruosa
bruttura. La cima di una collina verde, nel mezzo dei due splendidi gruppi
dolomitici, rapata, spianata, scavata, destinata ad essere interamente
riempita da tre strati di materiali plastico-gommosi, da ghiaia e infine
dal cemento.
Una piaga grande come due stadi ha deturpato il territorio.
Il brutto ha fatto un altro passo avanti, grazie alla cupidigia di qualcuno
e alla stoltezza di coloro che lo hanno permesso.
Senza nessun valido motivo si priva il territorio
di 96 milioni di acqua da destinare, non all'economia montana, ma alla
giostra delle nevi, ad un insignificante carosello sciistico, senza alcun
senso economico.
Non so se una simile devastazione ambientale sia compatibile
con il patto stabilito con l'UNESCO, ma se lo fosse, seri dubbi potrebbero
sorgere sull'efficacia di questa tutela internazionale del territorio.

Materiale di plastica per l'impermeabilizzazione |
E'
proprio dal punto di vista economico che lo sci è indifendibile.
Nel tentativo di arricchire ancora di più qualche personaggio che
probabilmente gode dell'amicizia di politici che contano, si devasta il
territorio, si spreca la sua acqua e una quantità enorme di energia:
quella consumata dalle pompe della stazione a valle di Malga Moser per
spingere milioni di litri d'acqua nelle condotte che salgono verso il
Catinaccio affinché siano alimentati i cannoni neve, lungo un percorso
costato l'abbattimento di centinaia di alberi.
Qualcosa però non quadra. Per l'innevamento
delle piste che da Malga Moser raggiungono il rifugio Fronza tutta quest'acqua
non serve e pertanto una tale spesa di denaro non trova giustificazione.
L'unica spiegazione la si può trovare in un
obiettivo mancato: la realizzazione della nuova pista che l'entrata delle
Dolomiti nel patrimonio dell'umanità non permetterebbe più.
Gli artefici di questa iniziativa imprenditoriale,
fino a qualche mese fa, davano per scontata la realizzazione della super
pista fra la Paolina e la Coronelle. Avevano già segnato con cura
il tracciato, poi è arrivata la doccia fredda dell'UNESCO. Nonostante
ciò da bravi imprenditori non si arrendono. Ci provano ancora:
propongono una pista un po' più corta di quella originariamente
pensata che possa andare bene anche per l'UNESCO.
Intanto
dall'altra parte è stata allargata a dismisura lo sterrato che
sale ai prati del Latemar con l'abbattimento di altri alberi e lo spostamento
del pascolo sopravvissuto un po' più in là.
Al Passo di Costalunga la nuovissima seggiovia a quattro
posti è entrata in funzione per portare i turisti estivi sotto
il Pulpito. Siamo rimasti qualche ora a guardare l'impianto. Non abbiamo
visto nemmeno una persona andare alla cassa: solo seggioloni vuoti andare
su e giù davanti agli occhi rassegnati degli addetti ai lavori.
Altre persone hanno confermato la nostra osservazione in tempi diversi.
A cosa serve sprecare risorse per far andare un impianto vuoto? - si chiede
incredula la gente.

La licenza |
Ma altre domande più importanti chiedono spiegazione:
chi ha autorizzato, con la concessione edilizia provinciale numero 2008/66,
l'invaso per una tale capacità? E quanti e quali contributi sarebbero
stati erogati per una simile devastazione?
In
tal caso avrebbero ragione coloro che sostengono che in Provincia girano
troppi soldi e sono spesi male.
Alberto Filippi
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