Ampliamento degli impianti sciistici

Mi permetto alcune considerazioni, di carattere economico-ambientale, sul dibattito che si è aperto, circa la possibilità di ampliare gli impianti sciistici di Carezza, Brunico e dell'Alta Val Pusteria.
Lo sci richiede molta energia, non solo per il funzionamento degli impianti di risalita. Bisogna mettere in conto i consumi di carburante degli sciatori per raggiungere le località sciistiche; i consumi per l'innevamento delle piste; per la costruzione dei nuovi impianti; per il complesso dei servizi complementari, fra questi quelli relativi al soccorso e al controllo delle piste, con l'ausilio di diversi mezzi: dal gatto delle nevi, all'ambulanza, all'elicottero.

Lo sci, oltre ad essere lo sport più energivoro che esista, richiede un notevole consumo di acqua e conseguentemente porta una buona dose di inquinamento. Se poi si prende in considerazione l'impatto paesaggistico e le conseguenze sul manto erboso, si comprende la contrarietà di tutte le associazioni ambientaliste al suo sviluppo.
Qualche tempo fa, l'assessore competente è intervenuto all'assemblea dei gestori d'impianti, sostenendo che lo sci è una delle risorse principali per lo sviluppo del turismo e che non sarebbe venuto a mancare il sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano.
I gestori d'impianti e l'assessore sostengono che, da un eventuale sviluppo e miglioramento degli impianti, si possano ottenere benefici in termini economici: sull'occupazione in generale; per le imprese dell'indotto; per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente nelle località interessate; per lo shopping nei maggiori centri quando il tempo non permette lo sci, eccetera.

Più gente viene in Sudtirolo, più diventiamo ricchi. Questa è la logica di fondo.

Non sono presi in considerazione i costi ambientali ed economici a carico della maggior parte degli abitanti della provincia. Quanti sciatori finiscono negli ospedali provinciali? Chi paga il costo delle loro cure? Quanto incide sul bilancio della sanità? Forse questo è uno dei motivi per i quali dobbiamo pagare i ticket sanitari?
Ma poi siamo sicuri che vi sia una ricaduta favorevole sull'occupazione? E di quale occupazione eventualmente si parla? Non certo di quella montana o locale.

D'impianti sciistici nella nostra provincia ce ne sono troppi e tutti si fanno concorrenza fra di loro, con la conseguenza di uno spreco enorme di risorse, il cui costo ricade sulla popolazione, come nel caso delle terme di Merano.
Lo sci, oltre ad essere lo sport più energivoro, è senza dubbio fra i più costosi. Sempre meno persone, in tempo di crisi, se lo possono permettere. Siamo sicuri che queste giostre della neve rappresentino un investimento produttivo o piuttosto uno spreco inutile?

Che prospettive economiche ci sono per lo sci con l'aumento globale della temperatura ?

In meno di trent'anni centinaia di impianti localizzati fra i 1000 e 1500 metri di altitudine sono stati chiusi, lasciando nel territorio i loro resti arrugginiti. I segnali dei cambiamenti climatici sono evidenti : il 23 e 24 dicembre 2009 piogge torrenziali sono cadute sulle piste dell' Alto Adige vanificando in due giorni lo spreco di energia e risorse di un mese. Anche quando c'è il sole gli impianti richiedono sempre più energia e acqua per il mantenimento dell'innevamento.

Nelle attuali condizioni è' stupidità economica allo stato puro puntare sui grandi impianti sciistici facendo finta che il cambiamento climatico non esista.

La provincia farebbe meglio ad occuparsi con più cura del suo territorio, che è il bene più prezioso che possiede, investendo nella bonifica del territorio e nella ristrutturazione del patrimonio edilizio presente per diminuire le emissioni di CO2 e la dipendenza dalle fonti energetiche inquinanti e non rinnovabili
Di sicuro ci sarebbe una ricaduta positiva in termini di benessere, dinquinamento, di salute dei cittadini e anche di occupazione, con relativa diminuzione delle spese sanitarie.


Alberto Filippi