Ampliamento degli impianti sciistici |
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Mi
permetto alcune considerazioni, di carattere economico-ambientale, sul
dibattito che si è aperto, circa la possibilità di ampliare
gli impianti sciistici di Carezza, Brunico e dell'Alta Val Pusteria. Lo
sci, oltre ad essere lo sport più energivoro che esista, richiede
un notevole consumo di acqua e conseguentemente porta una buona
dose di inquinamento. Se poi si prende in considerazione l'impatto paesaggistico
e le conseguenze sul manto erboso, si comprende la contrarietà
di tutte le associazioni ambientaliste al suo sviluppo. Più gente viene in Sudtirolo, più diventiamo ricchi. Questa è la logica di fondo. Non
sono presi in considerazione i costi ambientali ed economici a carico
della maggior parte degli abitanti della provincia. Quanti sciatori
finiscono negli ospedali provinciali? Chi paga il costo delle loro cure?
Quanto incide sul bilancio della sanità? Forse questo è
uno dei motivi per i quali dobbiamo pagare i ticket sanitari? D'impianti
sciistici nella nostra provincia ce ne sono troppi e tutti si fanno
concorrenza fra di loro, con la conseguenza di uno spreco enorme di
risorse, il cui costo ricade sulla popolazione, come nel caso delle
terme di Merano. Che prospettive economiche ci sono per lo sci con l'aumento globale della temperatura ? In meno di trent'anni centinaia di impianti localizzati fra i 1000 e 1500 metri di altitudine sono stati chiusi, lasciando nel territorio i loro resti arrugginiti. I segnali dei cambiamenti climatici sono evidenti : il 23 e 24 dicembre 2009 piogge torrenziali sono cadute sulle piste dell' Alto Adige vanificando in due giorni lo spreco di energia e risorse di un mese. Anche quando c'è il sole gli impianti richiedono sempre più energia e acqua per il mantenimento dell'innevamento. Nelle attuali condizioni è' stupidità economica allo stato puro puntare sui grandi impianti sciistici facendo finta che il cambiamento climatico non esista. La
provincia farebbe meglio ad occuparsi con più cura del suo territorio,
che è il bene più prezioso che possiede, investendo nella
bonifica del territorio e nella ristrutturazione del patrimonio edilizio
presente per diminuire le emissioni di CO2 e la dipendenza dalle fonti
energetiche inquinanti e non rinnovabili
Alberto Filippi |